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Le cose di una volta

Lo so, sembrerà la sagra del luogo comune™ ma di fatto è così: le cose non sono più come una volta, proprio per niente. E penso sia inutile precisare che pressappoco nulla finora è migliorato e che tutto sta invece andando in malora di continuo. Ma vediamo alcuni esempi pratici di questo entropico processo:

Una volta (e qui parlo di qualche decennio fa) gli universitari erano gente seria con intenzioni serie, che si faceva il mazzo con sudore e sacrifici per conquistarsi una laurea che valeva ben più di un semplice pezzo di carta ed arrivare in seguito a raggiungere posizioni degne del titolo che portavano.
Oggi buona parte degli universitari è gente che non ha voglia di fare un cazzo o poco più, spassandosela a spese dei genitori per poi levarsi dalle scatole quando si sono definitivamente stufati di dover aprire un libro ogni tanto. Queste persone troveranno presumibilmente un buon lavoro grazie alla raccomandazione di papà, e continueranno a spassarsela per taaaanto tempo. E gli universitari che hanno davvero intenzione di impegnarsi e si stanno facendo il mazzo? Beh, anche loro arriveranno alla laurea dopo tanti sforzi e sacrifici, peccato però che quando cercheranno un lavoro adeguato alle proprie competenze si troveranno tutti i posti di lavoro occupati dai figli di papà che se ne erano andati via prima. E magari gli toccherà andare a pulire i cessi per campare. Sarà un caso?

Siamo ottimisti per una volta. E’ solo una casualità.
Va anche detto però che una volta un informatico era un informatico PUNTO, era quello che ti risolveva i problemi di un po’ qualsiasi genere quando ce n’era bisogno, che conosceva a dovere i comandi Batch e ti sapeva pure programmare qualcosa come si deve. Oggi l’informatico è una figura amorfa. C’è il programmatore che ti macina millemila righe di bellissimo C# ma non sa trovarsi l’indirizzo IP. C’è il sistemista spicciolo che non si fa problemi a smantellare un hardware o a mettere mani nel registro di sistema ma se gli metti davanti qualcosa del tipo:

try
{
if (n00b==true)
{
Console.WriteLine("A n00b you are");
}
}
catch
{
Console.WriteLine("This is NERDAAAAAAA!!!");
}

egli andrà nel panico lambiccandosi il cervello. E ancora c’è il cosiddetto informatico da server, specie nata nell’era del Web, il quale conosce miliardi di comandi Bash facendoti sembrare la shell testuale di Linux una cascata infinita di caratteri in pieno stile Matrix. Peccato, ahimè, che il soggetto in questione spesso non ti sappia dire la differenza tra regedit e msconfig.
Sarà la conseguenza logica dell’incremento della complessità dei sistemi e dell’interazione tra i loro componenti, non dico di no. Ma mi vien lo stesso da chiedermi come mai un informatico da x86 di una volta avesse comunque una sorprendente infarinatura generica di tutto ciò che sta alla base dei sistemi operativi, mentre oggi la sistemistica di base nelle scuole è tralasciata e cacciata sotto i tacchi di continuo. Sarà anche questo un caso, bah.

Proseguendo in campo “tendenze” (mai definizione più orrida), notiamo che una volta i metallari in giro erano pochi e i punkettari anche meno. Una volta portare delle borchie o dei capelli strani significava qualcosa, esprimeva dei messaggi ben precisi. Oggi i cosiddetti “metallari” non si contano più, sono diventati di moda. Basta mettere piede in città come Firenze per accorgersi che borchie e vestiti neri spuntano come funghi. Lo stile punk è stato stravolto e messo al servizio delle ragazzine. E non ti venga mai in mente di chiedere a qualcuno cosa significa per lui portare quelle borchie, o per lei portare quella mini strana e quei capelli tinti.  Ti sentiresti rispondere con aggettivi come “fico” o “cool” e potresti essere assalito dal desiderio di fare una strage. Ed ignoriamo, almeno per ora, il fatto che certa gente conosca si e no 4 gruppetti in croce che mescolano schitarrate ad orripilanti voci rappate (ma che nessuno tocchi i Rage Against the Machine, sia chiaro). Altrimenti proprio non si va avanti.

Passando ai problemi sociali possiamo aggiungere che una volta se eri giovane e guadagnavi mensilmente l’equivalente di un migliaio d’euro attuali, potevi vivere tranquillo e beato. Con un pizzico di intraprendenza ti ci scappava un affitto e un’appartamento – magari una catapecchia, ora non pretendo troppo – ma ti trovavi comunque casa.
Oggi con mille euro al mese non fai nulla. Zero. Se vivi con mamma e papà riesci a toglierti qualche sfizio. Riesci a pagarti la benzina per la macchina. Ma scordati un’affitto, che ti costerà il sangue anche per una casetta costruita su un albero, e di conseguenza l’indipendenza. E che non ti salti in mente di cambiare lavoro, perchè per un ventenne diplomato mille euro al mese sono già tanti. Se sei fortunato finirai in un call center con un contratto appena normale. Se hai sfiga ti aspetta direttamente la trafila delle assunzioni a progetto, dopo la quale tornerai dai tuoi con la convinzione di essere un fallito a venticinque-trent’anni.

Ancora, una volta esistevano persone definibili come genitori, che insegnavano qualcosa ai propri figli e sapevano dire “no” quando la situazione lo richiedeva.
Oggi i figli sono cresciuti da una scatola. Chiusi in un mondo di pura finzione, iperaccuditi da casi clinici d’isteria che si sballottano tra saggi di psicologia infantile ed il terrore di vedere “emarginati” i propri pargoli. Le stesse persone che si scagliano prontamente contro musica, videgiochi e quant’altro se i propri figli commettono stupidaggini.

Casualità. Sono tutte sequenze di eventi casuali, assolutamente non dettate da un filo conduttore comune.

Concludendo, una volta anche nelle situazioni peggiori le persone conservavano qualcosa: una cosa chiamata rispetto.
Oggi non ci rispettiamo più neppure quando ce ne stiamo a vedere qualcosa che, in linea strettamente teorica, dovrebbe servire a divertirsi e a stare insieme (qualsiasi riferimento al giuoco calcio è puramente intenzionale). E ci sorprendiamo vedendo che ci ammazziamo a vicenda per un pugno di quattrini.

Eh già, le cose di una volta…Tutti le vorrebbero indietro.
Peccato che nessuno faccia niente per riprendersele.

6 commenti

  1. Excel scrive:

    Hail il Circolino!

    Ryuk che dire… hai perfettamente ragione. Le tue parole dicono tutto….
    Tutto è una gran moda, tutto è “tendenza” … tutto è e basta. A nessuno gliene frega di niente, di niente. Del perchè una cosa SIA, del perchè è bello avere passioni PROPRIE…no, qui siamo tutti KOOL.
    Sarà sempre tutta un grande vortice di merda, di merda schifosa che scivola dai loro culi puliti dai soldi che hanno senza nemmeno sapere come.
    Tutto tanto è dovuto a tutti. Peccato che quei tutti sono quelli che “sorridono alla vita e la inculano fino a farla sanguinare”, società scorretta, società che ammazza. Io mi lamento e non faccio un cazzo per cambiare le cose. E non me ne frega. E’ già tanto che ci lamentiamo, già diciamo la nostra e noi possiamo lamentarci quanto ci pare.
    E’ importante dare vita ai sentimenti dentro di noi, altrimenti non saremmo altro che bambole gonfiabili senza un briciolo di Anima.
    Mi sento male nel sapere che quello che è importante è visto come superficiale…E tutto ciò che non conta… o almeno le frivolezze e le stronzate vengono premiate… Non saprei. Non c’è davvero più rispetto per niente… per nessuno.
    Non so più che dire.
    Entrerò nel sistema, per farlo marcire dall’interno. Così voleva fare Kurt… così voglio fare anche io. E non finirò con un fucile in bocca, il fucile io a questi glielo punto io. Voglio premere il grilletto il prima possibile e ridere nel vedere tutti morire davanti a me. Parlando astrattamente, ovvio.

    Però io mi sono rotta di stare così male per gli altri.
    p.s. scusate le parole crude.

  2. Vanna scrive:

    A volte ci sbagliamo a condannare soltanto il nostro vicinato (aka: il recinto Italia), quando basta guardare oltre e vedere che il marcio oramai comincia ad attecchire dappertutto.
    Non so se ti piacerà questa definizione, ma finchè esisteranno persone come noi che portano il rispetto alle merdacce, finchè avremo modo di elevarci dalla massa (questo significa molte volte essere bistrattati da essa) potremmo pure considerarci degli eroi.
    E quando sorgono queste qualità?
    Ma quando ci confrontiamo su valori e moralità ovvio (anche se sono in diminuzione e bisogna tendere a mangiare l’altro uomo)
    Il confronto materialista non ha senso, e chi ne fa un uso continuo nella sua vita (tu sai perfettamente a chi mi riferisco quando parlo di “devo avercelo più lungo del tuo altrimenti piango”) sarà soltanto un perdente.
    Quindi, anche se non siamo personaggi famosi, politici, ma ci accontentiamo di essere semplici esseri umani, vediamo di avere quello che gli altri non credono di (o non vogliono?) avere.

  3. n_g scrive:

    Sono d’accordo con te Ryuk in tutto e per tutto.
    Mega quotone!

  4. Odino scrive:

    Parole sante Ryuk!
    Oggi come oggi invece di fare dei passi avanti sembra che si faccia dei salti indietro…
    Speriamo che prima poi si cambi direzione e si cominci veramente a crescere.

  5. Fedexx2 scrive:

    quoto più o meno tutto… IMHO c’è tanta merda in giro, ma non tutto lo è…

  6. Ryuk scrive:

    No, non tutto. Però sfortunatamente non si può dire che le cose stiano andando per il meglio…

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