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Educazione e formalità

Parlando un attimo di me – non è un impeto di egocentrismo, mettete giù quei coltelli e ascoltate – posso dire di essere una persona dotata di una spiccata tendenza all’esame attento di fatti, situazioni e comportamenti (a volte perfino troppo). E nella mia incessante quanto spesso frustrante analisi della mentalità collettiva ho notato una particolare tendenza nell’atteggiamento dell’individuo giovane medio (ATTENZIONE: non solo truzzo) verso i propri simili, coetanei e anche non. Questa tendenza si manifesta nel ben poco signorile nonchè spesso fastidioso e cafone rivolgersi agli estranei dando del tu o PEGGIO, facendo l’amicone come se si conoscesse l’altro da una vita.
Premetto che non mi piace fare il bacchettone a tutti i costi. E’ ovvio che se siamo tra amici e qualcuno mi presenta un altro ci si dà del tu senza problemi. Sono le cosiddette situazioni informali, e così dev’essere. Ma il caso è ben diverso quando per un qualsiasi motivo ci si rivolge ad un perfetto sconosciuto in mezzo a una via, in un bar, o in situazioni affini. Mi dispiace, ma non si può addurre come pretesto il fatto che i due individui sono (o meglio PAIONO, perchè non si può sapere a priori l’età dell’altro) coetanei. Cosa vuol dire? Che siamo ancora tutti dei ragazzini? Persone che a vent’anni e rotti si comportano come se ci si trovasse costantemente in mezzo a una scolaresca denotano solo ed esclusivamente due cose: immaturità e maleducazione fuor di modo. Considerando oltretutto che spesso questi soggetti tendono a rivolgersi come nulla fosse a persone ben più anziane di loro senza far mostra di un minimo di rispetto. Io sarò vecchio nei costumi, ma questa stramaledetta e dilagante filosofia dello “stare amici di tutti” non la digerisco assolutamente.
Non può mancare l’esemplificazione del caso tipico: ti trovi in un bar da solo, tranquillo, degustando un gelato e approfittando del momento di relax per riflettere sui tuoi problemi quotidiani. Finito il gelato, ti alzi per andartene e per giustamente non ingombrare oltre con la tua presenza, tranquillo e senza sospettare in cattivi incontri. Illuso. Non fai in tempo ad arrivare vicino al banco che ti si para davanti un individuo brutto e malvestito, con l’aria alticcia e i pantaloni al di sotto delle natiche come da regola. Dapprincipio neppure lo consideri, ma egli con ostentata cafonaggine prende fiato, e intontendoti con un pestifero afrore alcolico (all’una del pomeriggio, andiamo bene) ha l’ardire di rivolgersi a te proferendo le seguenti parole:

“Oh, bbello, cheppercaso c’hai da accendè?”

Si innalza all’istante il livello di fastidio. Tu mantieni la calma, in fondo la domanda che ti ha rivolto è assolutamente innoqua. Rispondi a tono e con freddezza:

“No, sono spiacente ma non fumo.”

Poteva concludersi lì. Potevi andartene e lasciare che questa persona scivolasse via dalla tua esistenza senza lasciare una sola traccia. Ma no. Non vi è tranquillità per chi lavora e fronteggia notte e giorno l’armata dei perditempo. Il soggetto ha un lampo negli occhi, sei suo ormai, è desideroso di infastidirti più che può. E prontamente risponde a sua volta con parole in grado di far saltare i nervi al Mahathma Ghandhi in persona:

“Ah no? Peccato…Nopperchè sai, uno come te sembra proprio uno che fuma.”

Scatta l’allarme. L’AT-Field si innalza a livelli pericolosi. Nella mente si propagano domande senza risposta: “Chi è questo individuo?” “Che cazzo vuole da me?” “Come si permette questo cialtrone?” Fino alla categorica conlusione: “Devo distruggerlo.”
In 5,5 decimi di secondo elabori una risposta secca che lascia lo scomodo interlocutore esterrefatto:

“Mi scusi, prego? Cosa intende dire? Non mi pare di averle dato tutta questa confidenza. Ci conosciamo forse?”

Sei stato educato. Hai fatto mostra di signorilità, che non è roba da spocchiosi come tutti erroneamente credono. Ed hai ottenuto il tuo intento: lo hai distrutto.
Osservi l’espressione della sua faccia distorcersi in un misto sgradevole tra l’inebetito e il terrorizzato. I tuoi occhi lo fissano, tranquilli ma implacabili. Percepisci chiaramente il boato del piccolo mondo all’interno della sua mente che collassa e si distrugge, ANNIENTATO da una reazione a lui sconosciuta che provoca uno sconquasso Lowecraftiano nel suo essere, poichè posto di fronte ad un concetto assolutamente ignoto: la superiorità del contegno intelligente sull’ignoranza animalesca.
Il tutto accade in una frazione di secondo, ma lascia segni indelebili: il malcapitato non sa come reagire, e farfuglia:

“Oh. Ah…Ma…Ohè…Scusa eh…Che c’hai?”

Tu ti sei già stancato. Ti sei anche divertito nel constatare quanto fragili siano le architetture che sorreggono una mente inferiore, ma adesso basta. Non puoi permetterti di perdere altro tempo, e fai l’unica cosa sensata; te ne vai sancendo la tua vittoria:

“Nulla. Pretendo solo educazione dalle persone. Conpermesso.”

L’individuo resta alle tue spalle, distrutto, sconfitto. Balbetta qualcosa, ma tu non lo ascolti: sono parole vuote. Ti allontani, austero e nervoso, con l’amara consapevolezza di avere ancora una volta ragione nel giudicare il mondo. E non è una cosa piacevole.

Io non trovo nulla di bello nello sfoggiare di continuo ignoranza. La mancanza di un minimo di educazione è già una cosa brutta di per sè, ma quando vedi che dando del lei a persone che non conosci scateni reazioni di panico, comprendi quanto grave sia la situazione. Di fatto basta reagire con freddezza senza comportarsi da cretini per diventare una bestia strana e pericolosa agli occhi del giovinastro medio. E la cosa davvero pessima è che questo genere di atteggiamenti si riscontra dappertutto, anche in occasioni che richiederebbero un contegno superiore alla norma. Non solo nei tanto additati giovani, ma anche in persone che ormai di giovane hanno solo la dentiera appena comprata.
Non ci credete? Vi bastino un paio di esempi classici: una volta se ad un matrimonio o ricevimenti simili qualcuno si lasciava scappare delle uscite poco felici, lo si guardava storto ed in silenzio, e lo si zittiva. Oggi ci si ride sopra. Ci si deve ridere sopra. Si sente questa necessità stupida dettata dalla malsana regola citata poc’anzi del “tutti amiconi”. E la serietà e il rispetto vanno a farsi benedire. Per non parlare dei funerali, vero spettacolo di ipocrisia e maleducazione (ho avuto di recente un lutto in famiglia, quindi permettete che so di cosa sto parlando); non si mantiene più il rispettoso silenzio per il defunto. No. Si fa salotto dentro la camera ardente. Ci si scambiano commenti sul capellone di turno vestito di nero (indovinate chi è il fortunato ad essersi trovato suo malgrado star della serata?), tralasciando oltretutto il fatto che vestirsi di nero a un funerale dovrebbe essere la prassi, invece di arrivare con completini GIALLO SGARGIANTE INGIOIELLATO come qualcuno. Questo lo si definisce rispetto. Io rabbrividisco e basta.

Tanto per aggiungere carne al fuoco, posso dire che dovendo per lavoro rispondere spesso ad uno stramaledetto telefono, ho imparato cosa voglia dire parlare con persone che si ascoltano solo per sè e non mostrano alcun rispetto verso l’interlocutore. Esperienze che inevitabilmente si rivelano frustranti, nonchè inconcludenti ai fini del proprio lavoro.
Io ho analizzato i fatti, ho tratto le mie conclusioni e so oramai come fronteggiare certe spiacevoli situazioni senza troppi problemi. Ma ancora non sono arrivato a comprendere cosa da principio possa aver scatenato la propagazione di tanto pestilenziale marciume nelle menti delle persone. E’ strano, è troppo strano, pur considerando i vari fattori ambientali e sociali, che si sia arrivati ad una tale sottospecie di inciviltà. Di norma un minimo di rispetto è radicato nell’individuo per sua stessa natura. Oppure non è più così? Che la specie umana si sia involuta in uno stadio di massificata ignoranza, preludio di una fine che si avvicina? D’altronde non l’ho detto io ma la scienza: l’intelligenza media dell’uomo sta calando drasticamente. Credo che dovremmo interpretare tutto questo come un segno.

3 commenti

  1. Matrioska scrive:

    purtroppo sono eventi che anche io devo sopportare nella giornata. ed è una cosa che fa girare le palle anche a me il fatto dell’amicone.

    il fatto del funerale…..e capitato anche a me di vedere familiari (sottolineo..FAMILIARI….non CONOSCENTI) che si vestono come il sabato sera. questa è una cosa che mi fa girare il cazzo altamente. il rispetto oramai non c’è piu…..ma da un bel pezzo.

    CHE MONDO DI MERDA

  2. Excel scrive:

    Questo ragazzo era da attaccarlo al muro e ucciderlo. Ma come si permette di fare affermazioni del genere?! Io mi sarei incazzata e avrei fatto una sfuriata immane ( o forse mi sarei messa prima a ridere e poi l’avrei mandato a quel paese ) ; ma tu come sempre, sei un gentleman in ogni situation <3.

    Quoto con quello che hai scritto \Sisi.

  3. Chris scrive:

    Mah, c’è da dire che in alcuni casi non è questione di educazione, quanto di svoir-faire.

    Insomma, è il contesto a decidere l’atteggiamento e la situazione.
    Per quello che mi riguarda, odio le formalità intese come dei protocolli da seguire scrupolosamente.

    Sono sempre rispettoso nei confronti del prossimo, ma cosa che non mi capita mai di fare è apparire altezzoso nei confronti di chi per ignoranza sua si dimostra una persona che evidentemente arranca nello stare in questo mondo da persona civile.

    Il marciume giace ovunque… anche in chi sta leggendo questo post in questo preciso istante.

    Non mi sento in grado di commentare quello che accade alle cerimonie liturgiche, siano essi funerali, matrimoni e palle varie…

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