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	<title>Il Circolino dei Nerd &#187; Spunti di riflessione</title>
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		<title>Educazione e formalità</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Sep 2008 09:16:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ryuk</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parlando un attimo di me &#8211; non è un impeto di egocentrismo, mettete giù quei coltelli e ascoltate &#8211; posso dire di essere una persona dotata di una spiccata tendenza all&#8217;esame attento di fatti, situazioni e comportamenti (a volte perfino troppo). E nella mia incessante quanto spesso frustrante analisi della mentalità collettiva ho notato una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Parlando un attimo di me &#8211; non è un impeto di egocentrismo, mettete giù quei coltelli e ascoltate &#8211; posso dire di essere una persona dotata di una spiccata tendenza all&#8217;esame attento di fatti, situazioni e comportamenti (a volte perfino troppo). E nella mia incessante quanto spesso frustrante analisi della mentalità collettiva ho notato una particolare tendenza nell&#8217;atteggiamento dell&#8217;individuo giovane medio (ATTENZIONE: non solo truzzo) verso i propri simili, coetanei e anche non. Questa tendenza si manifesta nel ben poco signorile nonchè spesso fastidioso e cafone rivolgersi agli estranei dando del tu o <strong>PEGGIO, </strong><em><strong>facendo l&#8217;amicone come se si conoscesse l&#8217;altro da una vita.</strong></em><br />
Premetto che non mi piace fare il bacchettone a tutti i costi. E&#8217; ovvio che se siamo tra amici e qualcuno mi presenta un altro ci si dà del tu senza problemi. Sono le cosiddette situazioni informali, e così dev&#8217;essere. Ma il caso è ben diverso quando per un qualsiasi motivo ci si rivolge ad un perfetto sconosciuto in mezzo a una via, in un bar, o in situazioni affini. Mi dispiace, ma non si può addurre come pretesto il fatto che i due individui sono (o meglio <strong>PAIONO</strong>, perchè non si può sapere a priori l&#8217;età dell&#8217;altro) coetanei. Cosa vuol dire? Che siamo ancora tutti dei ragazzini? Persone che a vent&#8217;anni e rotti si comportano come se ci si trovasse costantemente in mezzo a una scolaresca denotano solo ed esclusivamente due cose: <strong>immaturità e maleducazione fuor di modo.</strong> Considerando oltretutto che spesso questi soggetti tendono a rivolgersi come nulla fosse a persone ben più anziane di loro senza far mostra di un minimo di rispetto. Io sarò vecchio nei costumi, ma questa stramaledetta e dilagante filosofia dello &#8220;stare amici di tutti&#8221; non la digerisco assolutamente.<span id="more-128"></span><br />
Non può mancare l&#8217;esemplificazione del <u>caso tipico</u>: ti trovi in un bar da solo, tranquillo, degustando un gelato e approfittando del momento di relax per riflettere sui tuoi problemi quotidiani. Finito il gelato, ti alzi per andartene e per giustamente non ingombrare oltre con la tua presenza, tranquillo e senza sospettare in cattivi incontri. Illuso. Non fai in tempo ad arrivare vicino al banco che ti si para davanti un individuo <strong>brutto</strong> e <strong>malvestito</strong>, con l&#8217;aria alticcia e i pantaloni <strong>al di sotto delle natiche</strong> come da regola. Dapprincipio neppure lo consideri, ma egli con ostentata cafonaggine prende fiato, e intontendoti con un pestifero afrore alcolico (all&#8217;una del pomeriggio, andiamo bene) ha l&#8217;ardire di rivolgersi a te proferendo le seguenti parole:</p>
<p><em><strong>&#8220;Oh, bbello, cheppercaso c&#8217;hai da accendè?&#8221;</strong></em></p>
<p>Si innalza all&#8217;istante il livello di fastidio. Tu mantieni la calma, in fondo la domanda che ti ha rivolto è assolutamente innoqua. Rispondi a tono e con freddezza:</p>
<p><em><strong>&#8220;No, sono spiacente ma non fumo.&#8221;</strong></em></p>
<p>Poteva concludersi lì. Potevi andartene e lasciare che questa persona scivolasse via dalla tua esistenza senza lasciare una sola traccia. Ma no. Non vi è tranquillità per chi lavora e fronteggia notte e giorno l&#8217;armata dei perditempo. Il soggetto ha un lampo negli occhi, sei suo ormai, è desideroso di infastidirti più che può. E prontamente risponde a sua volta con parole in grado di far saltare i nervi al Mahathma Ghandhi in persona:</p>
<p><em><strong>&#8220;Ah no? Peccato&#8230;Nopperchè sai, uno come te sembra proprio uno che fuma.&#8221;</strong></em></p>
<p>Scatta l&#8217;allarme. L&#8217;<acronym title="Absolute Terror Field">AT-Field</acronym> si innalza a livelli <strong>pericolosi.</strong> Nella mente si propagano domande senza risposta: <em>&#8220;Chi è questo individuo?&#8221; &#8220;Che cazzo vuole da me?&#8221; &#8220;Come si permette questo cialtrone?&#8221;</em> Fino alla categorica conlusione:<em> &#8220;Devo distruggerlo.&#8221;<br />
</em>In 5,5 decimi di secondo elabori una risposta <em><strong>secca</strong></em> che lascia lo scomodo interlocutore esterrefatto:</p>
<p><em><strong>&#8220;Mi scusi, prego? Cosa intende dire? Non mi pare di averle dato tutta questa confidenza. Ci conosciamo forse?&#8221;</strong></em></p>
<p>Sei stato educato. Hai fatto mostra di signorilità, che non è roba da spocchiosi come tutti erroneamente credono. Ed hai ottenuto il tuo intento: <strong><em>lo hai distrutto</em>.<br />
</strong>Osservi l&#8217;espressione della sua faccia <strong>distorcersi</strong> in un misto sgradevole tra l&#8217;inebetito e il terrorizzato. I tuoi occhi lo fissano, tranquilli ma implacabili. Percepisci chiaramente <strong>il boato</strong> del piccolo mondo all&#8217;interno della sua mente che <strong>collassa</strong> e <strong>si distrugge</strong>, <strong>ANNIENTATO </strong>da una reazione a lui sconosciuta che provoca uno sconquasso Lowecraftiano nel suo essere, poichè posto di fronte ad un concetto assolutamente ignoto: <strong><em>la superiorità del contegno intelligente sull&#8217;ignoranza animalesca.</em></strong><br />
Il tutto accade in una frazione di secondo, ma lascia segni indelebili: il malcapitato non sa come reagire, e farfuglia:</p>
<p><em><strong>&#8220;Oh. Ah&#8230;Ma&#8230;Ohè&#8230;Scusa eh&#8230;Che c&#8217;hai?&#8221;</strong></em></p>
<p>Tu ti sei già stancato. Ti sei anche divertito nel constatare quanto fragili siano le architetture che sorreggono una mente inferiore, ma adesso basta. Non puoi permetterti di perdere altro tempo, e fai l&#8217;unica cosa sensata; te ne vai sancendo la tua vittoria:</p>
<p><em><strong>&#8220;Nulla. Pretendo solo educazione dalle persone. Conpermesso.&#8221;</strong></em></p>
<p>L&#8217;individuo resta alle tue spalle, distrutto, sconfitto. Balbetta qualcosa, ma tu non lo ascolti: sono parole vuote. Ti allontani, austero e nervoso, con l&#8217;amara consapevolezza di avere ancora una volta ragione nel giudicare il mondo. E non è una cosa piacevole.</p>
<p>Io non trovo nulla di bello nello sfoggiare di continuo ignoranza. La mancanza di un minimo di educazione è già una cosa brutta di per sè, ma quando vedi che dando del lei a persone che non conosci scateni reazioni di panico, comprendi quanto grave sia la situazione. Di fatto basta reagire con freddezza senza comportarsi da cretini per diventare una bestia strana e pericolosa agli occhi del giovinastro medio. E la cosa davvero pessima è che questo genere di atteggiamenti si riscontra dappertutto, anche in occasioni che richiederebbero un contegno superiore alla norma. Non solo nei tanto additati giovani, ma anche in persone che ormai di giovane hanno solo la dentiera appena comprata.<br />
Non ci credete? Vi bastino un paio di esempi classici: una volta se ad un matrimonio o ricevimenti simili qualcuno si lasciava scappare delle uscite poco felici, lo si guardava storto ed in silenzio, e lo si zittiva. Oggi <em>ci si ride sopra</em>. Ci si <strong>deve </strong>ridere sopra. Si sente questa necessità stupida dettata dalla malsana regola citata poc&#8217;anzi del &#8220;tutti amiconi&#8221;. E la serietà e il rispetto vanno a farsi benedire. Per non parlare dei funerali, vero spettacolo di ipocrisia e maleducazione (ho avuto di recente un lutto in famiglia, quindi permettete che <strong>so</strong> di cosa sto parlando); non si mantiene più il rispettoso silenzio per il defunto. <strong>No</strong>. <em>Si fa salotto dentro la camera ardente</em>. Ci si scambiano commenti sul capellone di turno vestito di nero (indovinate chi è il fortunato ad essersi trovato suo malgrado star della serata?), tralasciando oltretutto il fatto che vestirsi di nero a un funerale <strong>dovrebbe essere la prassi</strong>, invece di arrivare con completini <strong>GIALLO SGARGIANTE INGIOIELLATO</strong> come qualcuno. Questo lo si definisce rispetto. Io rabbrividisco e basta.</p>
<p>Tanto per aggiungere carne al fuoco, posso dire che dovendo per lavoro rispondere spesso ad uno stramaledetto telefono, ho imparato cosa voglia dire parlare con persone che si ascoltano solo per sè e non mostrano alcun rispetto verso l&#8217;interlocutore. Esperienze che inevitabilmente si rivelano frustranti, nonchè inconcludenti ai fini del proprio lavoro.<br />
Io ho analizzato i fatti, ho tratto le mie conclusioni e so oramai come fronteggiare certe spiacevoli situazioni senza troppi problemi. Ma ancora non sono arrivato a comprendere cosa da principio possa aver scatenato la propagazione di tanto pestilenziale marciume nelle menti delle persone. E&#8217; strano, è troppo strano, pur considerando i vari fattori ambientali e sociali, che si sia arrivati ad una tale sottospecie di inciviltà. Di norma un minimo di rispetto è radicato nell&#8217;individuo per sua stessa natura. Oppure non è più così? Che la specie umana si sia involuta in uno stadio di massificata ignoranza, preludio di una fine che si avvicina? D&#8217;altronde non l&#8217;ho detto io ma la scienza: l&#8217;intelligenza media dell&#8217;uomo sta calando drasticamente. Credo che dovremmo interpretare tutto questo come un segno.</p>
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		<title>Le cose di una volta</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Aug 2008 20:46:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ryuk</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Spunti di riflessione]]></category>
		<category><![CDATA[Le cose di una volta]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo malato]]></category>
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		<description><![CDATA[Lo so, sembrerà la sagra del luogo comune™ ma di fatto è così: le cose non sono più come una volta, proprio per niente. E penso sia inutile precisare che pressappoco nulla finora è migliorato e che tutto sta invece andando in malora di continuo. Ma vediamo alcuni esempi pratici di questo entropico processo:
Una volta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo so, sembrerà la sagra del luogo comune™ ma di fatto è così: le cose non sono più come una volta, proprio per niente. E penso sia inutile precisare che pressappoco <strong>nulla</strong> finora è migliorato e che <strong>tutto</strong> sta invece andando in malora di continuo. Ma vediamo alcuni esempi pratici di questo entropico processo:</p>
<p>Una volta (e qui parlo di qualche decennio fa) gli universitari erano gente seria con intenzioni serie, che si faceva il mazzo con sudore e sacrifici per conquistarsi una laurea che valeva ben più di un semplice pezzo di carta ed arrivare in seguito a raggiungere posizioni degne del titolo che portavano.<br />
Oggi buona parte degli universitari è gente che non ha voglia di fare un cazzo o poco più, spassandosela a spese dei genitori per poi levarsi dalle scatole quando si sono definitivamente stufati di dover aprire un libro ogni tanto. Queste persone troveranno presumibilmente un buon lavoro grazie alla raccomandazione di papà, e continueranno a spassarsela per <strong>taaaanto</strong> tempo. E gli universitari che hanno davvero intenzione di impegnarsi e si stanno facendo il mazzo? Beh, anche loro arriveranno alla laurea dopo tanti sforzi e sacrifici, peccato però che quando cercheranno un lavoro adeguato alle proprie competenze si troveranno tutti i posti di lavoro occupati dai figli di papà che se ne erano andati via prima. E magari gli toccherà andare a pulire i cessi per campare. Sarà un caso?</p>
<p>Siamo ottimisti per una volta. E&#8217; solo una casualità.<span id="more-120"></span><br />
Va anche detto però che una volta un informatico era un informatico <strong>PUNTO</strong>, era quello che ti risolveva i problemi di un po&#8217; qualsiasi genere quando ce n&#8217;era bisogno, che conosceva a dovere i comandi Batch e ti sapeva pure programmare qualcosa come si deve. Oggi l&#8217;informatico è una figura amorfa. C&#8217;è il programmatore che ti macina millemila righe di bellissimo C# ma non sa trovarsi l&#8217;indirizzo IP. C&#8217;è il sistemista spicciolo che non si fa problemi a smantellare un hardware o a mettere mani nel registro di sistema ma se gli metti davanti qualcosa del tipo:</p>
<p><code>try<br />
{<br />
if (n00b==true)<br />
{<br />
Console.WriteLine("A n00b you are");<br />
}<br />
}<br />
catch<br />
{<br />
Console.WriteLine("This is NERDAAAAAAA!!!");<br />
}</code></p>
<p>egli andrà nel panico lambiccandosi il cervello. E ancora c&#8217;è il cosiddetto informatico da server, specie nata nell&#8217;era del Web, il quale conosce miliardi di comandi Bash facendoti sembrare la shell testuale di Linux una cascata infinita di caratteri in pieno stile Matrix. Peccato, ahimè, che il soggetto in questione spesso non ti sappia dire la differenza tra <em>regedit</em> e <em>msconfig</em>.<br />
Sarà la conseguenza logica dell&#8217;incremento della complessità dei sistemi e dell&#8217;interazione tra i loro componenti, non dico di no. Ma mi vien lo stesso da chiedermi <strong>come mai</strong> un informatico da x86 di una volta avesse comunque una sorprendente infarinatura generica di tutto ciò che sta alla base dei sistemi operativi, mentre oggi la sistemistica di base nelle scuole è tralasciata e cacciata sotto i tacchi di continuo. Sarà anche questo un caso, bah.</p>
<p>Proseguendo in campo &#8220;tendenze&#8221; (mai definizione più orrida), notiamo che una volta i metallari in giro erano pochi e i punkettari anche meno. Una volta portare delle borchie o dei capelli strani significava qualcosa, esprimeva dei messaggi ben precisi. Oggi i cosiddetti &#8220;metallari&#8221; non si contano più, sono diventati di moda. Basta mettere piede in città come Firenze per accorgersi che borchie e vestiti neri spuntano come funghi. Lo stile punk è stato stravolto e messo al servizio delle ragazzine. E non ti venga mai in mente di chiedere a qualcuno cosa significa per lui portare quelle borchie, o per lei portare quella mini strana e quei capelli tinti.  Ti sentiresti rispondere con aggettivi come &#8220;fico&#8221; o &#8220;cool&#8221; e potresti essere assalito dal desiderio di fare una strage. Ed ignoriamo, almeno per ora, il fatto che certa gente conosca si e no 4 gruppetti in croce che mescolano schitarrate ad orripilanti voci rappate (ma che nessuno tocchi i Rage Against the Machine, sia chiaro). Altrimenti proprio non si va avanti.</p>
<p>Passando ai problemi sociali possiamo aggiungere che una volta se eri giovane e guadagnavi mensilmente l&#8217;equivalente di un migliaio d&#8217;euro attuali, potevi vivere tranquillo e beato. Con un pizzico di intraprendenza ti ci scappava un affitto e un&#8217;appartamento &#8211; magari una catapecchia, ora non pretendo troppo &#8211; ma ti trovavi comunque casa.<br />
Oggi con mille euro al mese non fai nulla. <strong>Zero</strong>. Se vivi con mamma e papà riesci a toglierti qualche sfizio. Riesci a pagarti la benzina per la macchina. Ma scordati un&#8217;affitto, che ti costerà il sangue anche per una casetta costruita su un albero, e di conseguenza l&#8217;indipendenza. E che non ti salti in mente di cambiare lavoro, perchè per un ventenne diplomato mille euro al mese sono già tanti. Se sei fortunato finirai in un call center con un contratto appena normale. Se hai sfiga ti aspetta direttamente la trafila delle assunzioni a progetto, dopo la quale tornerai dai tuoi con la convinzione di essere un fallito a venticinque-trent&#8217;anni.</p>
<p>Ancora, una volta esistevano persone definibili come genitori, che insegnavano qualcosa ai propri figli e sapevano dire &#8220;no&#8221; quando la situazione lo richiedeva.<br />
Oggi i figli sono cresciuti da una scatola. Chiusi in un mondo di pura finzione, iperaccuditi da casi clinici d&#8217;isteria che si sballottano tra saggi di psicologia infantile ed il terrore di vedere &#8220;emarginati&#8221; i propri pargoli. Le stesse persone che si scagliano prontamente contro musica, videgiochi e quant&#8217;altro se i propri figli commettono stupidaggini.</p>
<p>Casualità. Sono tutte sequenze di eventi casuali, assolutamente non dettate da un filo conduttore comune.</p>
<p>Concludendo, una volta anche nelle situazioni peggiori le persone conservavano qualcosa: una cosa chiamata <strong>rispetto</strong>.<br />
Oggi non ci rispettiamo più neppure quando ce ne stiamo a vedere qualcosa che, in linea strettamente teorica, dovrebbe servire a divertirsi e a stare insieme (qualsiasi riferimento al giuoco calcio è puramente intenzionale). E ci sorprendiamo vedendo che ci ammazziamo a vicenda per un pugno di quattrini.</p>
<p>Eh già, le cose di una volta&#8230;Tutti le vorrebbero indietro.<br />
Peccato che nessuno faccia niente per riprendersele.</p>
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		<title>Videogiochi e Violenza: il punto di vista di chi ne usufruisce.</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jun 2008 22:13:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vanna</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Spunti di riflessione]]></category>
		<category><![CDATA[Videogiochi]]></category>
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		<category><![CDATA[Mass Media]]></category>
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		<category><![CDATA[Violenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Premessa: non solo lamentazioni su questo blog, d&#8217;altronde non è lo scopo principale raccogliere gli sfoghi. Ma procediamo con l&#8217;articolo adesso.
Chi come me ha vissuto (e sta vivendo) il mondo dei videogiochi con regolare passione ed informazione, sa bene che almeno una volta nella vita avrà sentito frasi del tipo: &#8220;ancora perdi tempo con queste [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Premessa: </strong>non solo lamentazioni su questo blog, d&#8217;altronde non è lo scopo principale raccogliere gli sfoghi. Ma procediamo con l&#8217;articolo adesso.</em></p>
<p>Chi come me ha vissuto (e sta vivendo) il mondo dei videogiochi con regolare passione ed informazione, sa bene che almeno una volta nella vita avrà sentito frasi del tipo: &#8220;ancora perdi tempo con queste cose da bambini?&#8221; o &#8220;smettila di friggerti il cervello&#8221;.<br />
Luoghi comuni che oramai sono entrati regolarmente nella nostra vita di tutti i giorni. Nonostante i tempi cambino, ancora oggi si sentono queste frasi verso coloro che ne usufruiscono.<span id="more-69"></span></p>
<p>Questo perchè i Media (la televisione sopratutto, in quanto è il mezzo più diffuso nel nostro paese e nel resto del mondo) ancora dipingono i videogiochi un &#8220;passatempo per bambini&#8221; ed un mezzo che istiga alla violenza spregiudicata.</p>
<p>Un chiaro esempio di quest&#8217;ultima affermazione è &#8220;l&#8217;attacco&#8221; (ma potrebbe persino trattarsi di grande pubblicità per la Rockstar Games)  dei giornalisti sull&#8217;uscita di Grand Theft Auto 4 (nominato  &#8220;Gran Tèft Oto Fòr&#8221; oppure &#8220;Gran Tift Auto quattro&#8221;) da parte dei nostri carissimi telegiornali nazionali (vedere: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=W_QNdPcYzPw&amp;feature=related" title="Servizio al TG1 sul lancio di GTA4" target="_blank">TG1</a> <a href="http://www.youtube.com/watch?v=GFdgRXSWyac&amp;feature=related" title="Servizio del TG2 su GTA4" target="_blank">TG2</a> <a href="http://www.youtube.com/watch?v=gQtCpGTjhzg&amp;feature=related" title="Servizio di Studio Aperto su Gta4" target="_blank">StudioAperto</a>).</p>
<p>Tralasciando la qualità delle suddette strisce d&#8217;informazione (<u>personalmente</u> Studio Aperto in particolare non è definibile un mezzo per veicolare notizie), si notano generalmente due cose da questi servizi:</p>
<p>1)Il livello di superficialità e disinformazione sull&#8217;argomento, limitandosi ad attaccare e sparare a zero, senza cognizione di causa, non sapendo di cosa si tratta.</p>
<p>2)Coloro che scrivono questi servizi definirebbero violento persino il povero Tetris (ma ci pensate? dei blocchi di mattoni che cadono dall&#8217;alto nel capo alle persone! VIOLENTISSIMO).</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.circolinodeinerd.net/wp-content/uploads/2008/06/tetrisviolence.gif" alt="tetrisviolence.gif" /></p>
<p>Io da videogiocatore mi sono sempre chiesto cos&#8217;è che spinge tutto questo&#8230;una semi-risposta me la son trovata, e tenterò di articolarla.</p>
<p>E&#8217; chiaro che vige sul nostro passatempo preferito una grande ignoranza da parte di persone comuni e media, tanto da condannarli nelle situazioni di grande disagio sociale o nel caso in cui vi siano fatti violenti di cronaca (uno su tutti la macabra strage alla scuola superiore di Columbine, tanto per dirne una). Queste considerazioni, in una società che si dovrebbe definire <em>civile, </em>non avrebbero ragione di esistere.<br />
La storia c&#8217;insegna che poche cose sono destinate ad andare bene, ma altre non mutano. Pertanto nei tempi moderni, i videogiochi sono, a detta del governo e delle Associazioni megagalattiche rappresentanti famiglie, bambini ed insegnanti, il male più assoluto.<br />
Vengono utilizzati e demonizzati come scaricabarile per celare una tremenda verità.<br />
<strong><u>La negligenza all&#8217;educazione dei propri figli.<br />
</u></strong>Di tutte le notizie che si proclamano contro i videogiochi si nota sempre un minimo comun denominatore: lo stato dovrebbe sostituirsi ai genitori, cosa che non può in alcun modo accadere.<br />
Le istituzioni possono dare una mano agli educatori attraverso iniziative magari informandosi riguardante i sistemi di classificazione dei videogiochi, cosa sono, a chi sono indirizzati certi prodotti e cosa vogliono dire i simboli stampati nelle confezioni.<br />
Il nostro (ottimo aggiungerei) sistema di classificazione è il <a href="http://www.pegi.info/it/" title="Pan European Game Information" target="_blank">PEGI</a> (Pan European Game Information) che dà un&#8217;idea ai potenziali acquirenti di capire il contenuto dell&#8217;opera,  riportando l&#8217;età consigliata e la tipologia dei contenuti stessi.<br />
Un genitore dovrebbe avere la premura d&#8217;informarsi su cosa guardano i propri figli in televisione (media assai discutibile per il sottoscritto, almeno quella italiana) o su cosa fanno con computer o console, d&#8217;altronde farebbe parte del processo di crescita corretto.<br />
Ma evidentemente non è così, tra una cosa e l&#8217;altra sembra ci sia sempre meno tempo da dedicare alla prole. Quindi la cosa più facile è quella di parcheggiarli davanti ad una scatola completamente da soli, senza un minimo di giudizio e controllo.</p>
<p>Adesso avrò contato soltanto il ruolo dei genitori (che ritengo fondamentale), ma c&#8217;è anche un altro fattore da considerare: la psiche di una persona.<br />
Ognuno di noi reagisce ai vari stimoli che la vita ci propone tutti i giorni in maniera diversa. E&#8217; chiaro che un videogioco è un media decisamente più coinvolgente (non sempre comunque) rispetto ad un film, visto che ti trovi ad interagire con esso.<br />
Questo potrebbe a volte condizionare la mente o mettere in testa strane idee, ma è chiaro che si tratta di mancanza di fondamenti, più che colpa del videogioco che l&#8217;ha indotto a pazzia o comportamenti strani.<br />
Ma questo sembra non penetrare nei media.<br />
E le polemiche continuano inesorabili, mentre noi, popolo di videogiocatori, imbracciamo il Joypad per fare una semplice partita che non uccide nessuno. Al massimo ci alleggerisce il portafoglio, per portarci ore di sollievo <img src='http://www.circolinodeinerd.net/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /><br />
E il consiglio che dò a tutti i futuri genitori (anche se io non lo sono) è questo: prendete anche voi il pad in mano, giocate insieme ai vostri pargoli e dedicate loro molte attenzioni cercando di indirizzarli sulla buona strada. E&#8217; un modo per trovare armonia in famiglia, e conta veramente tanto, molto più di quanto crediate.</p>
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